L’uccellino, il ramo e la fiducia nelle proprie capacità

“Un uccello posato su un ramo non ha mai paura che il ramo si rompa, perché la sua fiducia non è nel ramo, ma nelle sue ali.”

Questa frase, che circola sul web ormai da tempo immemore, racchiude un importante insegnamento riguardo alla fiducia nelle proprie capacità. Nelle nostre vite, però, a cosa potrebbe corrispondere il “ramo“? Alle persone che ci circondano, alla routine, ai possedimenti materiali? Tutto ciò potrebbe comporre il nostro “ramo”, ma oggi voglio assegnare questo ruolo ai risultati visibili che ognuno di noi ha più o meno raggiunto nella propria vita.

Che cosa intendo con “risultati visibili”? Il superamento di un esame universitario, un nuovo contratto di lavoro, la perdita di peso, un acquisto per il quale abbiamo dovuto risparmiare a lungo… Questi sono solo esempi di quei risultati concreti che sono sotto gli occhi di tutti e che, nei momenti di sconforto, gli altri non tardano a ricordarci: “Ma dai, hai superato l’esame X, figurati se non superi questo” “Una volta hai perso 15 kg, se ce l’hai fatta una volta ce la puoi fare di nuovo” eccetera eccetera.

Queste parole, però, possono non essere di conforto tanto quanto pensiamo. È vero che i risultati raggiunti pongono le basi per la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, ma è anche vero che, a volte, il peso di ciò che abbiamo ottenuto in passato può farsi schiacciante.

Per questo motivo, più che focalizzarsi semplicemente su ciò che si è già ottenuto, può essere più utile pensare che in quel momento della nostra vita abbiamo avuto la capacità di fabbricare quelle competenze e/o quella determinazione utili al raggiungimento di quell’obbiettivo, e che nessuno può toglierci questa precisa abilità. I risultati visibili sono il nostro ramo, che potrebbe non spezzarsi mai, ma è nelle nostre capacità, o meglio, nella nostra “capacità di creare capacità” che possiamo trovare le nostre ali.

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Distorsioni cognitive: cosa sono e come evitarle

Perché, di fronte alla medesima situazione, non tutti reagiamo allo stesso modo? La chiave risiede nel modo in cui elaboriamo gli eventi; quando gli schemi di pensiero che utilizziamo a questo scopo non sono basati sulla realtà oggettiva si genera una distorsione cognitiva.

Le distorsioni cognitive infestano il nostro modo di pensare, di parlare e di relazionarci con gli altri, rendendoci spesso la vita difficile senza che noi ce ne accorgiamo. Riconoscerle e tentare di correggerle è importante per garantirsi una comunicazione sana con se stessi e con il mondo esterno.
Ecco, di seguito, le 5 principali distorsioni cognitive:

  • La deduzione arbitraria. Quante volte vi è capitato di saltare alle conclusioni senza averne effettivamente un riscontro oggettivo? Il capo non si complimenta con voi per il vostro operato? Succede. Se però pensate che a lui non piaccia il modo in cui avete lavorato, ecco, avete appena distorto la realtà. Potrebbe non aver visto che avete effettivamente portato a termine quel compito. Questo genere di distorsione è tipico di chi ha una bassa autostima, poiché spesso le conclusioni a cui si arriva mettono nettamente in discussione il proprio valore personale.
  • La generalizzazione. Croce e delizia di molti litigi, la generalizzazione è un pericoloso virus della comunicazione interpersonale. Si realizza con l’uso di termini quali “sempre”, “mai”, “tutti”, “nessuno” ecc. La sua pericolosità è data dal fatto che difficilmente rispecchia la realtà. Provate a pensare all’ultima volta che avete rimproverato qualcuno perché non fa mai una determinata cosa: è realmente così? Quel qualcuno non ha mai compiuto quell’azione? La risposta la conoscete già. Perché parlo di virus? Provate a stare per un po’ di tempo con qualcuno che usa queste parole… Vi ritroverete a usarle anche voi!
  • Esagerazione / Minimizzazione. “Questo problema è irrisolvibile” (allora, come direbbe qualcuno, se non ha soluzione non si tratta di un problema…) oppure “Non sono abbastanza capace”. Da un lato ci troviamo di fronte a una valutazione esagerata di un dato evento, dall’altro a una minimizzazione delle proprie abilità. In entrambi i casi, la realtà viene distorta attraverso il linguaggio. È necessario aderire alla realtà delle cose e tentare di valutare oggettivamente ciò di cui si parla, magari – perché no – con l‘aiuto di una persona estranea al problema.
  • La personalizzazione. Sorella della deduzione arbitraria, avviene quando si correla un evento esterno a se stessi senza che vi sia un effettivo collegamento. Il membro X della vostra famiglia è imbronciato? Dev’essere per qualcosa che avete fatto voi, penserete, quando probabilmente è solo preoccupato per altre questioni.
  • La dicotomia. Di tutte le distorsioni, sebbene possa non essere la più pericolosa, è quella che, personalmente, detesto di più. Pensare in modo dicotomico significa estremizzare la propria concezione di un elemento in due categorie agli antipodi e ignorare tutte le varianti che la realtà ci offre: sembra semplificare la vita, ma taglia soltanto le gambe a un’elaborazione corretta e matura degli eventi. Bianco o nero, magro o grasso, giusto o sbagliato, sposata o zitella… E la realtà perde tutte le sue interessanti sfumature.

Come evitare queste distorsioni cognitive? Il primo passo è farci caso, analizzare quegli schemi di comunicazione che adoperiamo spesso. Facendo ciò, sarà poi naturale correggere “sempre” con “a volte”, “irrisolvibile” con “complesso” (ma risolvibile… Al bando i drammi!), “grasso” con “sovrappeso” e via discorrendo. Questi piccoli passi possono rivoluzionare il modo in cui si comunica con gli altri e con se stessi, dando luogo a dei meravigliosi cambiamenti.

Core Values: ripartire dalle fondamenta

Quando si affronta un periodo duro, ci si sente smarriti o si ha un calo di motivazione e fiducia nei propri progetti è bene ricordarsi cosa c’è dietro le nostre scelte di vita: i cosiddetti Core Values, i nostri valori fondamentali.

Affidabilità, discrezione, onestà, determinazione… Questi sono solo alcuni dei valori che possono costituire i pilastri della nostra personalità. In questa lista si può trovare un elenco dei valori più importanti; alcuni sono assimilabili fra loro. Un ottimo esercizio per sentirsi immediatamente più centrati è quello di selezionare 10/12 di queste voci, magari mettendole anche in ordine di importanza: è un modo per chiarire quali siano le proprie priorità.

Capita di sovente, infatti, che due (o più) valori possano trovarsi in una situazione di contrasto: se, per esempio, valutiamo importante essere i migliori ma anche il saper lavorare in gruppo si può avvertire un conflitto interiore; lo stesso può accadere se ci viene offerto un lavoro che ci garantirebbe l’indipendenza economica ma al tempo stesso vogliamo essere presenti per la nostra famiglia. Per questo motivo il mio consiglio è di costruire una scala delle priorità con quei valori che sentiamo essere fondamentali; sarà d’aiuto nei momenti difficili.

Tra i miei valori fondamentali io ho selezionato la libertà e l’indipendenza; quali sono i tuoi?

La corsa, il tramonto, la fine dell’estate

Ho avuto una giornata pessim parecchio difficile, oggi. Senza stare qui ad annoiarti con le mie trafile burocratiche, mi basterà dirti che sono tornata a casa di pessimo umore, deconcentrata e sfiduciata. Col muso lungo, mi sono avviata per la strada che mi avrebbe portata al villaggio vicino, un posto che trovo perfetto per la corsa.

Il mio umore è cambiato radicalmenteSi sa che l’attività fisica ha tantissimi benefici che vanno ben oltre il piano fisico… Però mai come oggi ho notato quanto il fare movimento possa impattare il mio stato d’animo. Con la playlist giusta (Pendulum, The Qemists, Celldweller ma anche Nightwish, Limp Bizkit, Linkin Park…) e la meravigliosa luce di un lungo tramonto sono rinata nell’arco di un’ora. La gattina bagnata dalla pioggia battente dell’esistenza si è digievoluta in una leonessa, con tanto di apparizione di don Pietro Savastano (probabilmente causata dallo scarseggiare dell’ossigeno).

Un’altra cosa meravigliosa della corsa all’aria aperta è che ti fa notare tante piccole cose alle quale normalmente non faresti caso: lo sguardo più che umano, quasi basito, del cane fermo nello spiazzo che mi osservava correre, il profumo del bagnoschiuma di chi fa la doccia all’aperto, il gatto nero che mi fissava da sotto un’auto parcheggiata, un bellissimo scorcio di case appena illuminate sul pendio… Il fatto che l’estate sia ormai alla fine sembrava quasi tangibile.

Le preoccupazioni del lunedì

Oggi è lunedì.
Mentre scrivo, lettore, non troppo lontano da casa i Vigili del Fuoco sono impegnati a domare un grosso incendio, per il quale mi sono spaventata non poco. Ho passato la mattinata in vari uffici per risolvere alcune importanti questioni burocratiche (con le quali non ho ancora finito), devo studiare ma la concentrazione scarseggia e il mio post di ieri, il primo post scritto di mio pugno su questo blog, è stato definito “tutto sbagliato” da una lettrice su Facebook.

Mi piacerebbe, però, anche raccontarti che stamattina mi sono svegliata senza aver bisogno della sveglia, che mio padre mi ha fatto tornare il sorriso con un caffè shakerato a sorpresa, che nonostante i libri e l’apprensione per l’incendio vicino casa sono riuscita comunque a fare un workout veloce, che da ieri (quando ho aperto questo blog) mi sento più centrata, più me stessa, che stamattina, in mezzo alle scartoffie, ho avuto nuovamente la dimostrazione che per ogni problema esiste almeno una soluzione.

Insomma, oggi è lunedì, e la mia giornata finora ha avuto qualcosa in comune con le montagne russe.

Ho comunque diverse cose per cui sorridere, come puoi leggere nel secondo paragrafo. Ti risparmio la sviolinata del “guardare il mondo con gli occhiali rosa“; si tratta di roba sentita e risentita e, per di più, suona davvero innaturale. Ricordarsi che dopo una tempesta c’è sempre l’arcobaleno, invece, credo sia più umano e fattibile; scrivendo questo post, ho voluto ricordarlo a te e a me stessa.

Essere innamorati dell’idea dell’amore

Avete mai sentito l’espressione “essere innamorati dell’idea dell’amore”? Forse in lingua inglese (to be in love with the idea of love) questo concetto ha più spazio.  Leggendo su alcuni blog di psicologia ho trovato quelli che sembrerebbero esserne i sintomi e… Mi sono spaventata.

Ma cosa significa quest’espressione? Essere innamorati dell’idea dell’amore vuol dire sostanzialmente sentire un bisogno quasi disperato di avere una relazione, senza tenere conto del fatto che avere una relazione significa anche sacrificio, crescita, maturazione, lotta: non si tratta sempre di una passeggiata romanticaE la condizione di base è, naturalmente, amare l’altro per quello che è, con tutte le sue debolezze.

Avere scarsa autostima è sicuramente uno dei propulsori dell’essere innamorati dell’idea dell’amore, poiché ci si rifugia nell’altro (o nell’idea che si ha dell’altro) per far fronte al proprio bisogno di amore, stima e certezze. Senza contare che l’innamoramento fa sì che i nostri ormoni rilascino sostanze con effetti paragonabili a quelli di alcune droghe… E così l’idea dell’amore si trasforma in una dipendenza. La difficoltà nel riconoscerla è evidente se consideriamo che l’amore occupa comunque un posto importante all’interno della nostra vita e che la spinta a ricercare un partner è spesso naturalmente forte, anche per quelli che non dipendono dall’idea dell’amore. La linea di demarcazione può essere davvero molto sottile.

Credo che per scardinare questo schema sia necessaria una profonda consapevolezza del proprio modo di amare; non ti nascondo, lettore, che quest’analisi mi spaventa non poco, perché si tratta di un bel calcio nel sedere diretto al di fuori della mia zona di comfort. Se ci aggiungiamo un bel po’ di amore per se stessi ci si può sicuramente disintossicare dall’idea dell’amore e iniziare ad amare realmente… Prima o poi.